Ogni corpo racconta una storia. Alcune impariamo a nasconderle.
Statement
Amo i segni, i colori, le forme che prendono vita dai gesti delle mani. Solo di recente l’urgenza creativa si è concentrata esclusivamente sulla figura umana. Mi piace pensare al corpo
come ad un oggetto che porta su di sé i segni della propria storia, come una statua antica che, pur avendo perso la lucentezza originaria, ne conserva tracce visibili sotto la patina del tempo.
A questa idea si ispira il mio modo di dipingere, fatto di sovrapposizioni ripetute, stratificazioni di colore, trasparenze, colature, segni che affiorano sul corpo nudo come cicatrici da esibire, riflessi di un’interiorità tormentata.
I soggetti che raffiguro oscillano fra il bisogno di mostrarsi, di raccontare la propria storia e la necessità di proteggere la propria intimità dalla violenza della comunicazione moderna. I corpi sono in tensione, talvolta rigidi e statuari, altre volte contorti, compressi in uno spazio angusto, raccolti su se stessi fino ad assumere posizioni fetali, cercando rifugio da minacce esterne.
Ne risultano immagini non necessariamente gradevoli o rassicuranti che però danno voce autentica alla fragilità personale e alla sensibilità soggettiva, che possono risuonare con temi più ampi e condivisi. Gli autoritratti accennano ad un io scollato, che ondeggia fra autocompiacimento narcisistico e bisogno vitale di riservatezza. Altri lavori esplorano la fragilità del sé di fronte al giudizio sociale, l’invisibilità del dolore psicologico, la violenza di genere.
Tali esperienze, comuni a molti esseri umani, rivelano una solitudine di fondo che si impone come tratto distintivo dei nostri giorni: nonostante le molteplici opportunità offerte dalla tecnologia, o forse a causa della loro natura, la comunicazione appare difficoltosa, violenta, e chi non riesce ad adattarsi tende a scegliere l’isolamento, si ripiega su se stesso, fino a risalire metaforicamente ad una dimensione prenatale fatta di sicurezza e calore umano, apparentemente risolutiva ma più spesso patologica.
Nota biografica
Fabio Baracaglia è nato ad Arcevia, in provincia di Ancona, il 2 luglio 1968. Attualmente vive a Montemarciano. Dopo aver intrapreso studi sia scientifici che umanistici, ha affiancato alla professione di insegnante di inglese un percorso indipendente di studio e ricerca artistica.
Nel tempo è maturata una sensibilità profonda, plasmata dall’esperienza e dai mutamenti recenti del contesto sociale e culturale, e sfociata nell'urgenza dell'espressione artistica.
Riconoscimenti recenti
– Vincitore del Premio "Masha Amini" per l'opera Stalking al Premio di Letteratura e Arti Visive “Ciò che Caino non sa” (Foggia, 2026)
– Selezione “con merito” dell’opera Exposed al Premio Mestre di Pittura 2026
– Selezione “con merito” dell’opera How Much Is My Surname Worth? al Premio Mestre di Pittura 2025
Mostre
- Prossima partecipazione alla Biennale d'arte di Chianciano 2026 con l'opera Happy Hour
- Mostra personale "Solitudini" - Galleria Giovanna da Montefeltro (Senigallia), 2-6 aprile 2026
- Partecipazione alla mostra collettiva "Castelbuono Cuore d'Artista 2025" (21-24 agosto 2025, Casa Speciale - Castelbuono, PA) con l'opera selezionata Stalking
- Partecipazione alla mostra collettiva "Futuro Imperfetto" - LXIX Premio Basilio Cascella 2025 (4 ottobre - 15 novembre 2025, Spazio Atlantide - Ortona, CH) con l'opera selezionata How Much Is My Surname Worth?.
Contact
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Email: fabio.baracaglia@alice.it
Instagram: @barra_kaglia